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Curiosità..

A Cerealto il cognome predominante è sempre stato Reniero, per questo è sorta la necessità di creare dei soprannomi per distinguere le varie famiglie ed evitare confusione.

E' da tener presente, comunque, che nella tradizione contadina (e non solo) esiste da sempre l'abitudine di attribuire un soprannome anche dove non c'è omonimia.

Vediamo questo fenomeno nelle nostre contrade.

 

 

Albieri

Pretto: Recoaroti

Via

Sperman: Memo

Re

Reniero: Cincio

Zordan: Moreto

Linuzzi: Guzi

Gecchele: Titela

Zulpo: Gaspro

Grigiotto

Reniero: Matiuni

Reniero: Piereto, Nostran, Jes

Albiero: ...de la Mora

Albiero: Masi

Chiesa

Reniero: Luvion, Lombardo, Famejo

Sperman: Cioco

Maso

Succoli: Sucui

Caselli: Casei

Reniero: Santielo

Grigolati

Grigolato: Popi

Battistin: ... de la Checheta, Bertoldi

Sperman: ...del Frate

Sperman: ...de la Mastrota

Sperman: Luviiti

Traforti: Mosca

Zarantonello: Petele

Ciocchi

Reniero: Tognai

Reniero: Bufa

Zordan:... de Togno

Zordan: Tognarela

Sperman: Tomeli

Renieri

Reniero: Prussian, Cangi

Reniero: Paielo, Gambo

Reniero: Baldo

Reniero: Falco

Reniero: Cete

Reniero: Osti

Fanana

Pezzelato: Tita Fanana

Zarantonello: Truco

Cengio

Canapelli: Canapei

Bevilacqua:...........

 

 

 

 

                                      C'e' un grande prato verde...

 
 
 
Vi faccio conoscere il mio paese
(Da “Il giornalino scolastico” – 1959 – Nizzero Carmela cl. IV )
 
Il mio paese è Cerealto, si trova in montagna, è piccolo, bello e circondato da poche case, sparse qua e là. E’ formato da dieci piccole contrade che sembrano arrampicate sui pendii e fra queste c’è anche la mia che è un po’ distante dalla scuola.
Abbiamo una bella chiesetta e anche il Vescovo, ha detto che è una delle più belle chiesette di montagna.Cerealto ha circa trecentoventi abitanti che per la maggior parte lavorano la terra.
E’ un paesetto grazioso e ridente e durante la buona stagione molti vengono a respirare l’aria sana della montagna.
Non ci sono divertimenti, abbiamo solamente la televisione, ma siamo ugualmente contenti perché amiamo il nostro paese come fosse una grande città.
Venite amici di Valdagno, fate una gita a Cerealto e vedrete che vi avrò detto la verità.
 
Cerealto e “la so bela croxe”: la croce dei Popi
 
 
Era il lontano 1944 quando, in questo luogo come in tutta Italia, c’era la guerra; demone che pone senza pietà uomo contro uomo e che è drammatico da ambedue le parti, poiché chi combatte è povera gente costretta a lottare per la sopravvivenza propria e del paese.
 
Per molti di noi, quasi una favola studiata a scuola o raccontata dai nonni, ma chi l’ha vissuta non dimentica il boato degli aerei che coprivano il canto degli uccelli, la speranza delle fidanzate che pregavano per i loro amori, la lotta quotidiana per il cibo, il pianto delle madri per la lontananza dei figli in guerra.Vicende vissute, comuni in molte famiglie.
 
Fra questi c’erano anche Rosa e Giacomo, che avevano il figlio maggiore ricercato dai nazisti, appartenendo, secondo questi ultimi, alla categoria dei cosiddetti “sbandati”. Dolore, il loro, soffocato in parte dalla preoccupazione di crescere gli altri sei figli.
 
Nonno Giacomo (classe 1895)
 
 
Giacomo, detto “Giacomo Popi”, era uomo di poca cultura ma dotato di grande umanità e generosità che lo portavano sempre all’aiuto verso gli altri. I soldi erano pochi, ma la fede era grande… “Se la guerra finirà e i nostri figli torneranno salvi – disse un giorno Giacomo con l’amico Erminio meglio conosciuto come “Menego del Mosca” – erigeremo sul cocuzzolo più alto delle Tezze una nuova croce”.
Tutta la contrada fu d’accordo.
Era un tiepido mattino di aprile, Giacomo e due dei suoi figlioletti stavano raccogliendo la legna nel bosco, quando le campane di Cerealto che tacevano da anni in lutto, suonarono a festa e così quelle di tutti i paesi, che in coro formavano uno scampanio mai sentito. Giacomo, con le lacrime agli occhi, levò il cappello dal capo sudato e lo portò al petto gettandosi a terra: “Bimbi inginocchiatevi perché la guerra è finita!”. E si misero a pregare.

La croce dei Popi o Croce Jarina, così la chiamarono, fu eretta in legno, con la collaborazione di molti uomini, che gioiosi la vedevano come un angelo custode, che guardinga regnava su Cerealto.

Il passare degli anni, il sole, l’acqua, i fulmini portarono alla sua sgretolatura e in seguito alla sua rovina. Il vecchio Giacomo, diventato ormai nonno e anche bisnonno, non trovava pace… la Croce doveva tornare a vivere.

Ecco che nel 1982 arriva a Cerealto don Gilberto, parroco giovanissimo piuttosto alto e ben messo; ma in lui colpivano particolarmente il sorriso, che su quel viso buono s’apriva ogni qual volta l’incontravi con lo sguardo; le mani…quelle grandi mani sempre pronte ad accoglierti e a darti una spallata di conforto; e la voce, così calda, che quando recitava il Padre Nostro sprigionava la sua grande fede e diventava profonda, commossa, quasi avesse visibilmente davanti a sé quel Padre che tanto amava.

Quante chiacchiere fatte con la gente, quanti discorsi, quante risate insieme, quante bicchierate dopo ogni prova di canto, quante partite di carte sino alle tre, le quattro del mattino con i ragazzi!

Don Gilberto era amico di tutti, una persona eccezionale che ha lasciato il segno nel cuore di tutti coloro che l’hanno conosciuto.
“La Croce tornerà a vivere”- promise un giorno a Giacomo.
Questa volta fu scelta di ferro, con l’approvazione di tutta Cerealto.

Il destino non permise che il nostro carissimo don Gilberto potesse iniziare quest’opera, poiché ci lasciò chiamato da Dio in cielo. La croce fu eretta in seguito da don Teobaldo.

Per alcuni anni rimase taciturna a padroneggiare il luogo, senza però ricevere quella benedizione che l’avrebbe resa vera testimone di Cristo, desiderio che il vecchio Giacomo portò nel cuore senza essere esaudito sino alla morte.

La Croce fu benedetta il 9 settembre 1990 dallo stesso don Teobaldo, poco prima di lasciare il nostro paese, concludendo così l’opera iniziata dall’amico don Gilberto al quale è stata giustamente dedicata, senza però mai scordare l’ideatore: nonno Giacomo…
 
 
9/9/1990 - Il parroco don Teobaldo benedice la croce
 

Sembra ancora di vedere la sua figura, i pantaloni molli ed i fianchi sostenuti appena da una cinta…il fumo del suo inseparabile toscano, che il vento nel cielo trasporta.
 
(Grazia Dolores Zordan – Appunti n° 10 – 1992)
 
 
 
 
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“La croseta dei Recoari”
 
 


Quando i fratelli Pretto nel 1911, provenienti da Recoaro, acquistarono la proprietà di Cerealto, in contrada Albieri, notarono che questa grande estensione era dominata dall’alto da una croce in legno.
 
A suo tempo il proprietario, Girolamo Rottigni di Trissino, aveva fatto collocare la croce, rivolta verso la chiesa, a protezione della proprietà e a salvaguardia dei prodotti della terra dalle calamità naturali.

Gli acquirenti apprezzarono molto questo fatto e una volta divenuti proprietari si preoccuparono di sostituire la vecchia croce deteriorata dal tempo.

A tal proposito si racconta che i fratelli Pretto Achille (1869 – 1943) e Pretto Placido (1871 – 1953) portarono a spalle la croce facendo rivivere la salita al Calvario di Cristo, con le 3 cadute e con momenti di sosta per la non indifferente fatica!

La croce, distrutta da un fulmine negli anni ’60, venne subito ricostruita dagli eredi e portata in loco, ma questa volta con mezzi meccanici.

L’8 agosto 2008, nello spirito degli avi e a memoria dei medesimi, venne collocata una croce in ferro: bella e, si spera, più resistente alle intemperie.
 
 
 
 
Questa croce, fino a qualche anno fa, dominava il colle di S. Maria di Panisaccoda dove venne tolta per essere sostituita da una più grande.
 
 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 

La   contrà

Ciapemo ‘na brancà de case
metemoghe le stale per le bestie
e le teze per la legna e il fien.

Zontemoghe na fontana e quatro orti

e se trovemo

davanti na contrà

come che ghe n’è tante da le parti nostre.

Se po’ ghe metemo anca un s-ciapo de boce che

zuga,

tre veciote che fa la calsa

sentà davanti casa

tri o quatro can che core e snasa dapartuto e

qualche galina,

gavemo davanti ai nostri oci la contrà…… 

G. SESAMO, Quadri de contrà, “Il nostro campanile”, n. 144 (1982)

 

Struttura della contrada

La struttura della contrà era organizzata in diversi modi. Le case potevano disporsi a schiera ai lati di un strada oppure raggrupparsi intorno ad un cortile promiscuo; in ogni caso si appoggiavano una all’altra in modo disorganico, formando un blocco compatto

Elementi caratteristici sempre presenti, di cui poteva usufruire tutta la comunità, erano la fontana con il lavatoio, il forno per la panificazione e il cesso fatto di canari, tole o frascari.

Le abitazioni presentano uno stile essenziale, sempre rispondente alle esigenze ambientali e ai bisogni della vita agricola e condizionato anche dai materiali di costruzione, che erano sempre reperiti sul posto.

I muri venivano eretti con blocchi di caratteristica pietra nera (basalto) saldata con un impasto di calce, sabbia grossa e acqua.

 Il tetto, per lo più a due spioventi, era coperto in copi; rustici e casoni avevano spesso il tetto di segaline (paglia di segala).

 

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Le contrade...viste dal parroco don Adriano attraverso una breve intervista al maestro del coro Zordan Giuseppe (giugno 1991)

 

- Sig. Giuseppe, quali verdure le piacciono di più?

- I... Ciocchi (anche perchè con essi si ottiene un ottimo aperitivo, il Cynar).

- Quale episodio del Vangelo preferisce?

- Quello della...Maddalena. (1)

- Perchè?

- Era una peccatrice che, in seguito alla conversione, è ritornata in...Grazia. (1)

- Lei è appassionato di musica. Quale delle sette note preferisce?

- Il...Re.

- Second lei, il coro di Cerealto canta bene?

- Osti! (2)

- Che ne pensa di Margherita?

- E' una brava organista e, per quanto ne so, è ammiratrice del principe...Renieri.

- Lei conosce bene Cerealto?

- Certo.

- Allora mi dica: quali persone del paese sono più religiose?

- Quelle del centro: sono tutte di...Chiesa.

- E più d'appetito?

- Quelle dei...Masteghini.(3)

- E più mattiniere?

- Quelle degli...Albieri.

- E più amanti del sonno?

- Quelle di...Fanana.

- Quante famiglie abitano al...Grigi...?

- ...otto.

- Quali sono le contrade più vicine fra loro?

- Maso e Grigolati.

- Perchè è famosa S. Caterina?

- Per...la bruschetta.

- Ci sono contrade disabitate?

- Ce n'è una in cui tutti sono andati...Via.

- Quando muore, vuole essere seppellito in terra?

- No, in...canto: sennò che amante della musica sarei?

 

(1) figlie di Giuseppe (2) famiglia di Margherita (3) Masteghini - C/da Cengio

 

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La chiesetta  
  
"Durante il pericoloso periodo della guerra, la popolazione di Cerealto promise solennemente che se il paese fosse stato salvato da quelle furiose distruzioni verificatesi in alcuni luoghi circostanti, avrebbero eretto una chiesetta in onore di S. Caterina.
Passata la guerra, ottenuto il grande favore, la buona popolazione si mise subito all'opera, e con il consiglio e aiuto del comm. Crosara Ettore, riuscì a costruire un'artistica chiesetta, sullo stile alpino, ammirata da quanti la visitarono. Il comm. Crosara pensò all'altare, alla statua veramente artistica di S. Caterina, scolpita dal prof. Zanetti di Vicenza.
Finalmente il giorno 26 settembre 1948, alle ore 10, Mons. Vicario di Valdagno don Bortolo Meggiolaro, delegato della Curia Vescovile, solennemente benedisse la nuova chiesetta e vi celebrò il Divin Sacrificio.
Al Vangelo rivolse al popolo appropriate parole, esaltando l'opera e il sacrificio di tante buone persone, e la collaborazione del Signor Ettore Crosara.
Alle ore 15, con l'intervento di numerosissimo popolo (Cerealto - Altissimo - Castelvecchio - Valdagno) furono cantati, nella nuova chiesetta, i Vesperi, e, dopo il discorso del Rev. Economo, col bacio della S. Reliquia di S. Caterina, fu chiusa la festa.
NB. Offerte in denaro per l'acquisto del materiale necessario alla Chiesetta L. 58.522; spese L. 58.075. La manodopera fu quasi tutta gratuita."
(Don Luigi Carraro - Libro cronistorico della parrocchia - 1948)
 
 
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Questa chiesetta, costruita in ricordo e in onore di tutti i caduti, è entrata nel cuore della gente come simbolo di pace di fratellanza. Con tale spirito, il gruppo alpini di Cerealto si è fatto carico della buona conservazione e della sua manutenzione.
In più occasioni il gruppo ha eseguito diversi lavori come testimonia la lapide collocata all'interno, con il rifacimento del tetto e la sostituzione degli infissi.
 
 
 
Nel 2007 gli alpini hanno riordinato l'area esterna con la sistemazione della mura fronte strada, con la pavimentazione in sasso del vialetto di accesso e con la collocazione di una staccionata.
 
 
 
 
 
 
 
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Anni '60